{"id":2860,"date":"2015-09-25T13:11:10","date_gmt":"2015-09-25T13:11:10","guid":{"rendered":"http:\/\/marinamasoni.ch\/web\/?p=2860"},"modified":"2021-02-25T13:11:30","modified_gmt":"2021-02-25T13:11:30","slug":"rsi-il-richiamo-alla-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/rsi-il-richiamo-alla-realta\/","title":{"rendered":"RSI, il richiamo alla realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La Radiotelevisione svizzera di lingua italiana \u00e8 sulle spine. Non solo per le difficolt\u00e0 di alcune sue emittenti in fatto di quote di mercato, ma ora anche per la cura dimagrante decisa in seguito alla votazione popolare sul nuovo canone. L\u2019annuncio della SSR \u00e8 del 7 settembre. Per la RSI il contenimento delle uscite sar\u00e0 di 5 milioni e mezzo di franchi. Non \u00e8 un grande sacrificio: su una spesa di 230 milioni di franchi, il risparmio rappresenta il 2,2%. Una dieta leggera, dunque. Di questi tempi, le industrie esportatrici private, confrontate con la forza del franco, devono attuare provvedimenti ben pi\u00f9 pesanti per mantenere la loro solidit\u00e0 finanziaria. Alla radiotelevisione parastatale si pu\u00f2 dunque chiedere di fare uno sforzo minimo come quello annunciato. Per la Svizzera italiana, proporzionalmente il taglio pesa di pi\u00f9. Potrebbe essere la conseguenza della votazione popolare sul nuovo canone, che in Ticino e nella parte italiana dei Grigioni aveva dato un esito negativo; ma \u00e8 pur vero che anche gran parte della Svizzera tedesca aveva bocciato la modifica della legge federale, salvata dalla Romandia. Sia come sia, per la RSI \u00e8 un richiamo alla realt\u00e0. L\u2019ente radiotelevisivo ha sempre goduto di una posizione e di condizioni di privilegio e non ha mai dovuto fare seriamente i conti con la realt\u00e0 economica del Paese. Le imprese private in Ticino hanno attraversato turbolenze e crisi strutturali, cambiamenti epocali, hanno conosciuto problemi e difficolt\u00e0 molto serie; hanno dovuto ristrutturarsi, con misure dolorose. Il vascello della RSI, tutelato dalla legge, dal monopolio solo in parte scalfito e dalla garanzia del canone, ha invece navigato in acque sempre tranquille. Le critiche che giungevano e giungono dall\u2019esterno, per i costi, per l\u2019impostazione dei programmi, per la scarsa propensione al pluralismo, per la parzialit\u00e0 di certe trasmissioni, sono state quasi sempre affrontate con sufficienza e spesso snobbate dai vertici aziendali. Il voto del 14 giugno, comunque la RSI lo interpreti, ha cambiato qualcosa. Quella bocciatura costringe l\u2019ente radiotelevisivo ad un atteggiamento pi\u00f9 modesto. A Comano forse si \u00e8 compreso che il mandato per il servizio pubblico non pu\u00f2 pi\u00f9 essere una specie di carta bianca che permette alla RSI di giustificare tutto. Dalla Svizzera tedesca, ma soprattutto dalla Romandia si guarda con crescente perplessit\u00e0 ad una regione di 350mila abitanti in cui la SSR finanzia due canali televisivi, tre reti radiofoniche pi\u00f9 un\u2019offerta multimediale con mezzi che i privati possono solo sognare. La solidariet\u00e0, elemento essenziale del federalismo elvetico, si riflette nella chiave di riparto regionale dei mezzi finanziari dell\u2019ente radiotelevisivo e forse la reazione pi\u00f9 facile al voto popolare \u00e8 quella di metterne in dubbio le proporzioni. Ma non sarebbe pi\u00f9 giusto e anche doveroso affrontare, in tutte le regioni, il tema di fondo del mandato pubblico?<\/p>\n<p>Marina Masoni \/ Articolo apparso sulla NZZ am Sonntag il 20 settembre 2015, con il titolo \u201cLektion f\u00fcr Tessiner SRG\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Radiotelevisione svizzera di lingua italiana \u00e8 sulle spine. 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