{"id":2908,"date":"2016-02-12T13:26:47","date_gmt":"2016-02-12T13:26:47","guid":{"rendered":"http:\/\/marinamasoni.ch\/web\/?p=2908"},"modified":"2021-02-25T13:27:04","modified_gmt":"2021-02-25T13:27:04","slug":"il-ticino-tra-apertura-e-chiusura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/il-ticino-tra-apertura-e-chiusura\/","title":{"rendered":"Il Ticino tra apertura e chiusura"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019economia ticinese regge bene grazie anche alla sua apertura. Non mancano i problemi, ma affrontarli in un contesto comunque di crescita dovrebbe essere meno difficile. Sul piano politico, tuttavia, prende sempre pi\u00f9 piede la tendenza a considerare l\u2019apertura del mercato la causa di tutti i problemi e quindi a proporre come rimedio la chiusura. \u00c8 una tendenza preoccupante. Luned\u00ec 25 gennaio il Gran Consiglio ticinese, a netta maggioranza (67 s\u00ec, nessun no, 13 astensioni) ha decretato che l\u2019iniziativa popolare costituzionale denominata \u201cPrima i nostri\u201d \u00e8 ricevibile e dovr\u00e0 quindi essere sottoposta al voto. Il Parlamento dovr\u00e0 prossimamente esprimersi sul merito (dire s\u00ec o no). L\u2019iniziativa \u00e8 stata promossa dall\u2019UDC e ha raccolto quasi 11mila firme. Cosa propone? Attribuisce al Cantone il compito di privilegiare, nel mercato del lavoro, i cittadini residenti. Reintroduce di fatto il principio della preferenza agli svizzeri, che \u00e8 stato abbandonato con la piena applicazione degli Accordi bilaterali. L\u2019iniziativa sul piano cantonale era stata lanciata dopo il successo dell\u2019iniziativa federale \u201ccontro l\u2019immigrazione di massa\u201d, che in Ticino, il 9 febbraio 2014, era stata approvata dal 68,2% dei votanti. C\u2019\u00e8 stata una lunga diatriba di ordine giuridico per stabilire se il testo costituzionale fosse o meno compatibile con il diritto superiore. Ci sono stati pareri giuridici con conclusioni opposte, ma per finire il Parlamento cantonale, d\u2019accordo il Governo, ha optato per la formula \u201cin dubio pro populo\u201d. Questo soprattutto perch\u00e9 l\u2019UDC ticinese ha proposto di inserire la priorit\u00e0 ai lavoratori residenti tra gli \u201cobiettivi sociali\u201d della Costituzione cantonale. Se lo Stato dice che la piena occupazione \u00e8 un suo obiettivo sociale, questo non significa che ogni cittadino senza lavoro possa chiedere allo Stato di trovargli un posto e far valere, davanti alla giustizia, il diritto di ottenere un impiego. \u00c8 solo un obiettivo, una meta alla quale lo Stato tende, sforzandosi di raggiungerla. Per l\u2019iniziativa dell\u2019UDC varr\u00e0 lo stesso principio: un Cantone non potr\u00e0 violare il diritto superiore e costringere le aziende ad assumere in via prioritaria dipendenti residenti in Ticino o impedire l\u2019assunzione di non residenti; cercher\u00e0 di sensibilizzare l\u2019economia a fare cos\u00ec, ma non potr\u00e0 fare molto di pi\u00f9. Sempre che i Bilaterali restino in vigore anche in futuro. Una proposta quindi molto velleitaria: promette molto, manterr\u00e0 poco. \u00c8 per\u00f2 un segno dei tempi: la chiusura protettiva \u00e8 vista quale unica risposta possibile ai problemi da affrontare. Un nuovo segnale del malessere politico ticinese nell\u2019era dell\u2019apertura, dei Bilaterali e dei cambiamenti economici in atto.<\/p>\n<p>Marina Masoni \/ Articolo apparso sulla NZZ am Sonntag il 7 febbraio 2016 con il titolo \u201cAbschottung, ein s\u00fcsses Gift\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019economia ticinese regge bene grazie anche alla sua apertura. 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