{"id":3429,"date":"2018-10-03T08:14:29","date_gmt":"2018-10-03T08:14:29","guid":{"rendered":"http:\/\/marinamasoni.ch\/web\/?p=3429"},"modified":"2021-03-08T08:17:55","modified_gmt":"2021-03-08T08:17:55","slug":"intervista-del-03-10-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/intervista-del-03-10-2018\/","title":{"rendered":"Intervista del 03.10.2018"},"content":{"rendered":"<p><strong>1. La moda \u00e8 uno dei settori trainanti e qualificanti del vecchio continente: a livello di innovazione, ricerca e sviluppo l\u2019Europa continua ad essere il punto di riferimento mondiale per la moda. In questi anni post-crisi, che periodo stiamo vivendo in Europa ed in specifico in Svizzera?<\/strong><\/p>\n<p>Tra le big four della moda c\u2019\u00e8 per la verit\u00e0 anche New York, per\u00f2 \u00e8 vero che il Vecchio continente \u00e8 il punto di riferimento: la creativit\u00e0 del vestire \u00e8 nata qui, le prime sfilate pure e l\u2019industria europea della moda ha saputo affrontare in modo vincente lo smantellamento delle barriere protezionistiche, l\u2019avvento dei nuovi mercati, la concorrenza dei produttori a basso costo restando sempre all\u2019avanguardia. La crisi della finanza internazionale e la crisi del debito, esplose nel 2008, con la successiva recessione, hanno messo sotto pressione anche il settore della moda. Quando la ricchezza complessiva si contrae, il lusso ne risente. Ma la reazione \u00e8 stata efficace. Per la Svizzera e il Ticino va detta una verit\u00e0 che oggi fa storcere il naso a molte persone: l\u2019era degli Accordi bilaterali con l\u2019UE ha propiziato uno sviluppo economico niente affatto scontato. Oggi si tende a mettere in risalto i problemi connessi ai Bilaterali, mentre i benefici che ne sono derivati quasi cadono nel dimenticatoio. Eppure lo sviluppo del metasettore della moda in Ticino in questi ultimi anni non sarebbe stato possibile al di fuori dei Bilaterali, cio\u00e8 dell\u2019apertura regolamentata della nostra economia. L\u2019insediamento in Ticino di importantissime aziende e gruppi internazionali della moda ha cambiato l\u2019assetto economico del nostro cantone. Nulla \u00e8 tuttavia acquisito una volta per tutte. Lo abbiamo visto con la partenza di un importante marchio. Occorre quindi costantemente migliorare le condizioni quadro che rendono attrattivo il nostro territorio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Come sono cambiate le abitudini di acquisto dei clienti del settore moda?<\/strong><\/p>\n<p>Bellezza e originalit\u00e0 restano i fattori determinanti, quelli che condizionano le scelte dei clienti. Un vestito, una borsetta, un paio di scarpe, un cappello, una cravatta devono piacere e per piacere non possono essere scontati, ripetitivi, banali. La moda crea sorpresa, altrimenti \u00e8 non \u00e8 moda. Illumina il nostro sguardo, non lascia indifferenti. Detto questo, il cliente della moda si dimostra sempre pi\u00f9 sensibile anche a come un bel vestito o una bella borsetta vengono prodotti e arrivano nelle vetrine dei negozi: non si ferma pi\u00f9 al risultato finale, ma si informa sui processi che lo precedono. Il concetto della sostenibilit\u00e0 \u00e8 entrato a pieno titolo anche nella moda. Molte aziende lo applicano in modo attivo, sistematico, ne fanno uno dei fattori di successo. Sostenibilit\u00e0 intesa non in modo unilaterale e dogmatico, ma correttamente nella sua triplice dimensione: ambientale, sociale ed economica. E la dimensione economica \u00e8 importante tanto quanto le altre due, non \u00e8 subordinata. Oggi un\u2019azienda che ignora questa sensibilit\u00e0 pi\u00f9 diffusa nella clientela va incontro a difficolt\u00e0 di non poco conto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Lei \u00e8 stata la prima donna eletta in Consiglio di Stato, dove ha diretto il Dipartimento delle finanze e dell\u2019economia dal 1995 al 2007. In quella sede ha avuto la possibilit\u00e0 di promulgare una serie di agevolazioni fiscali \u2013 e non solo &#8211; che in quel periodo diedero \u201cossigeno\u201d alle imprese ed al quale anche il Cantone ne ebbe beneficio (si pensi al progetto \u201cCopernico\u201d <em>nda<\/em>). A distanza di oltre dieci anni rifarebbe le stesse cose? O dato il contesto storico odierno, <em>mutatis mutandis<\/em>, la situazione non lo permetterebbe? <\/strong><\/p>\n<p>Ogni periodo ha i suoi problemi e le sue esigenze. Allora, nella met\u00e0 degli anni Novanta, il Ticino era ad un bivio: declino controllato o rilancio competitivo. Il Libro bianco pubblicato all\u2019inizio del 1998 aveva analizzato in profondit\u00e0 la situazione. L\u2019economia cantonale era in stagnazione-recessione da 6-7 anni, avevamo perso trentamila posti di lavoro su 180mila, la disoccupazione era quasi quadruplicata, la piazza finanziaria soffriva, c\u2019era un concreto rischio di deindustrializzazione, immobiliare e costruzioni avevano subito un vero tracollo, il turismo pure. Ci voleva uno scossone di competitivit\u00e0 nell\u2019era della globalizzazione in marcia. Restituire attrattiva al territorio quale luogo di produzione di ricchezza e di creazione di lavoro. Tutte le riforme allora attuate erano finalizzate a questa visione e a questo obiettivo: il rilancio competitivo per sfuggire alla prospettiva di un declino controllato. Oggi la situazione \u00e8 molto diversa. I posti di lavoro aumentano, la disoccupazione \u00e8 molto bassa, l\u2019economia \u00e8 molto digitalizzata, l\u2019e-commerce ha preso piede. Ci sono tuttavia persone e aziende in difficolt\u00e0 dagli sviluppi tecnologici e dalla concorrenza esterna. Allora la spinta era ad una maggiore apertura dell\u2019economia cantonale, oggi sono fortissime le pressioni politiche per una nuova chiusura, con tendenze protezionistiche pericolose, dovute a inquietudini, timori, insicurezza sul futuro. La globalizzazione marcia sul posto o addirittura fa passi indietro. La sfida \u00e8 salvaguardare da un lato le aperture che hanno favorito lo sviluppo economico e tecnologico e risolvere, dall\u2019altro lato, i problemi che fanno vedere nelle chiusure una illusoria e ingannevole soluzione. Tutt\u2019altro che semplice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. Dal progetto \u201cCopernico\u201d, dove numerose furono le <em>griffe<\/em> che si insediarono in Ticino, Lei \u00e8 divenuta in seguito presidente di Ticinomoda; \u00e8 stato un caso o il mondo del <em>fashion<\/em> ha sempre avuto per Lei un certo appeal sotto questo aspetto?<\/strong><\/p>\n<p>La moda mi ha sempre affascinata. L\u2019industria della moda \u00e8 strattametne legata al costume, ma per sua natura tende ad attraversare e scavalcare confini e barriere. Penso che la moda sia profondamente legata ad uno spirito di libert\u00e0 e creativit\u00e0 che \u00e8 difficile ritrovare in altri rami. Certo, l\u2019industria della moda non pu\u00f2 vivere da boh\u00e9mien: deve far quadrare i conti, vendere ci\u00f2 che crea, creare valore aggiunto senza aspettare decenni. Non pu\u00f2 permettersi il lusso \u2013 \u00e8 il caso di dirlo &#8211; dell\u2019incomprensione. Cerca quindi di interpretare i gusti del cliente o, meglio, di inventare qualcosa che sorprenda e attiri i gusti dei clienti. Nella moda le leggi della domanda e dell\u2019offerta giocano fino in fondo: la domanda crea l\u2019offerta ma forse ancor pi\u00f9 l\u2019offerta crea la domanda. Essere divenuta presidente di Ticinomoda non \u00e8 quindi stato un puro caso. Dopo aver lavorato in ambito politico per rendere il Ticino economicamente attrattivo, oggi mi impegno per chi ha saputo cogliere quelle opportunit\u00e0 imprenditoriali, con una visione creativa aperta sul mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5. Negli ultimi anni il Canton Ticino ha avuto un importante insediamento di noti marchi di moda sul suo territorio. Ritiene che l\u2019attrattivit\u00e0 quale \u201csistema paese\u201d sia sempre interessante per le aziende che si sono insediate rispettivamente che vorranno farlo? Crede ci sia ancora potenziale nel nostro territorio per questo tipo di multinazionali o si corre il rischio di perdere ci\u00f2 che si \u00e8 riusciti a consolidare negli anni?<\/strong><\/p>\n<p>Domanda assolutamente centrale. Nulla \u00e8 acquisito una volta per tutte. Chi si ferma, chi dorme sugli allori passati, chi esaurisce la sua vena creativa, chi perde coraggio politico \u00e8 destinato al declino. Il Ticino ha sofferto di immobilismo politico per troppi anni dopo l\u2019avvento dei Bilaterali. Ora qualcosa si sta muovendo. L\u2019attrattiva del territorio \u00e8 fondamentale. Non \u00e8 detto che un territorio fiscalmente concorrenziale, socialmente sicuro e tranquillo, con un sistema formativo efficace e moderno, abbia successo nell\u2019attrarre nuove attivit\u00e0 economiche. Ma \u00e8 certo che se mancano queste condizioni quadro, di nuove aziende non si vede nemmeno l\u2019ombra. Per cui la risposta \u00e8: s\u00ec, il rischio di perdere ci\u00f2 che si \u00e8 riusciti ad attirare qui sussiste. Per questo le riforme di competitivit\u00e0 sono necessarie. Oggi come ieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>6. Come valuta da ex consigliera di Stato, la proposta dell\u2019On. Vitta di ridurre il moltiplicatore cantonale del 5%?<\/strong><\/p>\n<p>Molto positivamente. Un passo necessario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>7. Ampliando il discorso al contesto internazionale, dal suo punto di vista, pensa che la politica americana, con la reintroduzione dei dazi all\u2019importazione su tutta una serie di beni di consumo, generer\u00e0 l\u2019effetto di emulazione in altri paesi? O al contrario gli Stati Uniti rischieranno l\u2019esatto opposto, ovvero di ritrovarsi \u201call\u2019angolo\u201d in politica estera?<\/strong><\/p>\n<p>Il protezionismo non porta nulla di buono. Pu\u00f2 illudere di risolvere certi problemi, Ma si tratta, appunto, di un\u2019illusione. E quello che si va affermando oggi non \u00e8 puro protezionismo. \u00c8 un\u2019involuzione avvolta in una concezione politica negativa, chiusa non solo a merci e servizi prodotti e offerti da altri, ma anche alle persone, indipendentemente dai valori nei quali queste persone si riconoscono e dalle loro qualit\u00e0. La Brexit \u00e8 un no ai cittadini europei. I dazi di Trump vedono l\u2019Europa come nemica. Questo \u00e8 nazionalismo economico. L\u2019emulazione \u00e8 in atto. Dove ci possa condurre questo vento malsano non \u00e8 dato sapere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>8. La Svizzera e il Ticino sotto questo punto vista corrono dei rischi? Se s\u00ec quali? <\/strong><\/p>\n<p>Certamente. L\u2019ondata protezionistica investe anche l\u2019Europa e ha risvolti negativi che non risparmiano n\u00e9 la Svizzera n\u00e9 il Ticino. La nostra \u00e8 un\u2019economia di esportazione: se i dazi o altre barriere doganali dovessero diffondersi, come sembra sia la tendenza, anche le aziende svizzere e quelle ticinesi sarebbero confrontate con maggiori difficolt\u00e0. Abbiamo gi\u00e0 costi di produzione mediamente pi\u00f9 elevati di quelli di altri Paesi, perch\u00e9 i nostri salari sono pi\u00f9 elevati. Se beni e servizi esportati fossero colpiti da nuovi dazi o da dazi aumentati per poter entrare negli altri mercati, la situazione sarebbe davvero complicata. Bisogner\u00e0 capire fin dove intende spingersi questo nuovo-vecchio protezionismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>9. Il nostro cantone \u00e8 confrontato nel quotidiano con i cosiddetti \u201cfurbetti del quartierino\u201d, coloro i quali non rispettano le regole contrattuali sugli orari e stipendi dei dipendenti. La nostra azienda \u00e8 affiliata ad ATIS (Cooperativa Aziende ticinesi di trasporti e spedizioni), la quale ha sottoscritto un CCL di categoria. Nel mondo della moda avete un CCL proprio; capitano anche nel vostro settore casi di dumping salariale? Nel caso come reagite?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, abbiamo ben due contratti collettivi, che devono essere rispettati. Ticinomoda non accetta aziende che violano questi contratti. La libera concorrenza deve esplicarsi nel rispetto delle regole e in modo corretto. La cultura economica del nostro Paese si fonda sul partenariato sociale, sugli accordi stipulati per conciliare gli interessi degli imprenditori e quelli dei dipendenti. Questa cultura economica ha contribuito a far crescere la Svizzera. Finora non \u00e8 stato dimostrato che altre strade siano pi\u00f9 efficaci. Quanto ai salari, le cifre disponibili non dicono che in Ticino ci sia un dumping diffuso. Ci sono alcuni rami pi\u00f9 a rischio (quelli non coperti da CCL), ci sono stati purtroppo casi di collaboratori pagati con salari indecenti: il sistema di controllo del mercato del lavoro si \u00e8 rivelato tuttavia efficace nel rilevarli e contrastarli. Le associazioni imprenditoriali e sindacali hanno un ruolo molto importante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10. Abbiamo letto recentemente in un articolo, dove indicava l\u2019importanza della formazione continua. La nostra azienda si impegna regolarmente ad assumere tirocinanti, come valuta il sistema duale svizzero? (Su questo numero vi sono degli approfondimenti riguardo al tirocinio, <em>nda<\/em>)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 il sistema pi\u00f9 efficace per preparare chi non segue la via degli studi superiori. Per molte aziende assumere apprendisti \u00e8 un sacrificio non da poco sul breve termine. Ma i frutti di questo impegno si vedono. Altri Paesi ci invidiano questo sistema. Teniamocelo ben stretto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>11. \u00c8 notizia di questi giorni che il che la Commissione della gestione del Gran Consiglio ha dato il via libera per il futuro progetto della Scuola della moda a Chiasso, un investimento di circa 45 milioni di franchi. Si tratta di una struttura importante per la nostra citt\u00e0 e che potr\u00e0 contribuire al suo rilancio. \u00c8 favorevole a questo progetto e come vede il futuro per i giovani che si diplomeranno?<\/strong><\/p>\n<p>Senz\u2019altro. Come ha spiegato il Consiglio di Stato, quando ha approvato nel maggio scorso il messaggio per l\u2019acquisto del terreno e per il credito di progettazione, l\u2019obiettivo \u00e8 realizzare un nuovo polo logistico per il futuro Centro professionale tecnico del settore tessile, che includer\u00e0 la Scuola d\u2019arti e mestieri di sartoria e la Scuola specializzata superiore di abbigliamento e design della moda. Studio e formazione potranno cos\u00ec amalgamarsi meglio con la realt\u00e0 del mondo del lavoro. Per Chiasso \u00e8 un progetto rilevante in un\u2019area centrale, quella della stazione FFS, che da anni attende una riqualificazione. Agganciarsi al metasettore della moda pu\u00f2 essere un\u2019opportunit\u00e0 straordinaria. Ben venga quindi questo passo avanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>12. Per concludere l&#8217;intervista, vorremmo chiederLe: per il mondo femminile, Lei \u00e8 la donna in carriera che ha raggiunto il successo e che pu\u00f2 essere d&#8217;esempio per ci\u00f2 che si pu\u00f2 ottenere con l&#8217;impegno e la dedizione nella vita. Ritiene, malgrado il suo grande esempio, ci sia ancora una sorta di tab\u00f9 per le donne al vertice in politica?<\/strong><\/p>\n<p>Sono stati fatti certamente progressi dopo il riconoscimento del diritto di voto e di eleggibilit\u00e0 alle donne nel 1971. Ma la strada \u00e8 ancora lunga. E soprattutto il cammino non sembra lineare. Ci sono battute d\u2019arresto a volte preoccupanti. Nel Governo cantonale non ci sono pi\u00f9 donne: certamente un\u2019involuzione. Qualcosa non funziona nei partiti, che devono dare spazio a candidate serie e preparate e sostenerle. Lo stesso dicasi per i nostri rappresentanti a Berna \u2013 una sola donna su dieci &#8211; o per la carica di sindaco nelle citt\u00e0 ticinesi. Forse parlare di tab\u00f9 \u00e8 eccessivo. Per\u00f2 \u00e8 vero che alla donna in politica si chiede ancora oggi un esame in pi\u00f9. Le pari opportunit\u00e0 non sono ancora compiutamente realizzate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marina Masoni \/ 03.10.2018<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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