{"id":3434,"date":"2018-06-11T08:25:54","date_gmt":"2018-06-11T08:25:54","guid":{"rendered":"http:\/\/marinamasoni.ch\/web\/?p=3434"},"modified":"2021-03-08T08:26:20","modified_gmt":"2021-03-08T08:26:20","slug":"intervista-del-11-06-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/intervista-del-11-06-2018\/","title":{"rendered":"Intervista del 11.06.2018"},"content":{"rendered":"<p><strong>1998: Marina Masoni diventa presidente del Consiglio di Stato. Prima donna nella storia ticinese ad aver assunto tale carica. Ritiene che questo momento abbia significato una nuova era nella politica del Cantone?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un fatto che nell\u2019aprile 1995 per la prima volta nella storia del canton Ticino una donna \u00e8 stata eletta in Consiglio di Stato. Ci sono quindi voluti 24 anni dalla concessione del diritto di voto e di elezione alle donne. \u00c8 lo spazio di una generazione. Troppo, veramente troppo. Quindi la mia elezione \u00e8 stata certamente una tappa significativa: la dimostrazione che una nuova possibilit\u00e0 era concretamente aperta alle donne. Una nuova era non direi: la nuova era \u00e8 quella iniziata appunto nel 1971 con il voto alle donne. Un diritto che ci \u00e8 stato negato a lungo e che ci era stato negato ancora nella votazione popolare del 1959. All\u2019interno di questa nuova era, che \u00e8 l\u2019era della democrazia compiuta (prima, la nostra, era una democrazia a met\u00e0), il 1995 \u00e8 stato per\u00f2 un passaggio importante. \u00c8 stata la concretizzazione della conquista di 24 anni prima. \u00c8 arrivata tardi, ma \u00e8 arrivata. \u00c8 caduto prima il Muro di Berlino del muro ticinese che separava la donna dal Governo. A pensarci non sembra vero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come ha detto lei, dal 1971 al 1995 sono tanti anni, sintomo di una politica che probabilmente non era pronta ad accogliere una donna in senoa a un esecutivo: per questo motivo ci sono stati ostacoli o problemi che ha incontrato durante il suo percorso politico?<\/strong><\/p>\n<p>Quando si discute di attivit\u00e0 di singole persone fatico parecchio a ragionare in base allo schema uomo\/donna. L\u2019attivit\u00e0 politica ha una fortissima componente personale: quello schema \u00e8 quindi una camicia di forza interpretativa. Il carattere, le competenze, la personalit\u00e0 individuali incidono molto di pi\u00f9. \u00c8 tuttavia un fatto che le donne negli esecutivi sono ancora poche ed \u00e8 vera una cosa: a parit\u00e0 delle altre condizioni, le donne &#8211; in politica, ma anche negli altri settori che si sono loro aperti recentemente\u00a0 &#8211; devono superare un esame in pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ancora oggi?<\/strong><br \/>\nQuesta svolta non c\u2019\u00e8 stata ancora. Chiss\u00e0 quando avverr\u00e0. La spia che ci dice che non \u00e8 ancora avvenuta \u00e8 il linguaggio. Come documentato da diversi studi e ricerche sull\u2019uso di aggettivi diversi per la stessa qualit\u00e0: ad esempio l\u2019uomo \u00e8 determinato, la donna \u00e8 testarda. Quando si arriver\u00e0 a dire che la donna in politica, quando applica fermamente e con coerenza, i suoi valori e principi e si batte per conseguire i suoi obiettivi, \u00e8 determinata (e non testarda), ecco che la conquista del 1971 sar\u00e0 compiutamente realizzata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>E\u2019 per questi motivi che, una volta eletta e differentemente da tanti suoi colleghi, si \u00e8 presentata con un programma politico ben definito? Si sentiva nella posizione di dover dimostrare subito qualcosa agli scettici?<\/strong><br \/>\nHo presentato un programma perch\u00e9 volevo che elettrici ed elettori conoscessero e valutassero il mio progetto politico: le idee e gli obiettivi per il Paese per quali mi sarei impegnata. A ogni elezione ho poi portato un rendiconto su quanto realizzato, perch\u00e9 l\u2019elettorato potesse valutare anche il risultato concreto. Penso che alla politica farebbe bene se diventasse un\u2019abitudine diffusa.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Durante la sua esperienza in Consiglio di Stato la sua gravidanza, di cui non si \u00e8 saputo nulla fino all\u2019ultimo momento, \u00e8 stata oggetto di illazioni e mere speculazioni. Come mai tanta riservatezza, anche nei confronti della cerchia di persone pi\u00f9 vicina a lei?<br \/>\n<\/strong>Per una mia riservatezza personale naturale, ma anche e soprattutto perch\u00e9 in politica il giudizio deve essere sui progetti. Ne sono convinta ancora oggi, anche se il vento soffia in un\u2019altra direzione.<\/p>\n<p><strong>Per anni il suo percorso politico \u00e8 stato in costante ascesa e ricco di successi. Poi il brusco stop, fatto di accuse e di giochi interni al suo partito che hanno fatto concludere la sua esperienza politica. Pu\u00f2 darci una sua versione dei fatti?<\/strong><br \/>\nSono fatti noti. Son passati pi\u00f9 di dieci anni. Non mi sembra utile riaprire quella discussione. Anche perch\u00e9 chi si era fatta un\u2019idea negativa non l\u2019ha certamente cambiata; e chi aveva invece difeso la mia posizione penso che sia tuttora convinto dell\u2019infondatezza di quegli attacchi. Su un piano pi\u00f9 generale, c\u2019\u00e8 stata in quell\u2019anno e mezzo una mobilitazione di forze (politiche, giornalistiche) raramente viste in passato contro un esponente del Governo. Un qualcosa che ricordava gli istinti del branco. E l\u2019establishment del partito dell\u2019esponente del Governo aveva giocato sporco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In quel periodo parte della stampa \u00e8 stata spietata con lei, crede che si sia sfruttata l\u2019arma del sessismo per attaccarla, come accaduto in particolare con una copertina del Diavolo?<\/strong><\/p>\n<p>Il Diavolo \u00e8 un caso a s\u00e9 in quanto apertamente satira. Vero che anche la satira non riesce sempre: comunque l\u2019autore di quella copertina si \u00e8 pubblicamente scusato. Per la stampa vale quanto detto su un piano pi\u00f9 generale per l\u2019uso di termini diversi riferiti alle medesime qualit\u00e0 individuali e argomenti diversi per criticare una donna. Nessun uomo di governo verrebbe criticato per quello che fa suo pap\u00e0. O sua moglie. Lungi da me tuttavia il vittimismo. I mezzi usati sono diversi per una donna, ma sono stata attaccata per le mie idee e per le mie realizzazioni, non perch\u00e9 ero una donna in Governo. Questo fa parte della dialettica democratica. Chi non ha profilo, chi non propone una visione politica forte, chi realizza poco o nulla, chi si determina solo dopo aver sentito gli altri, chi scambia la collegialit\u00e0 per fine anzich\u00e9 un mezzo, non \u00e8 un bersaglio, non suscita particolari reazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><br \/>\nPensa che oggi, visti i casi dei permessi facili e di Argo One, ci sia un metro di misura da parte dell\u2019opinione pubblica meno severo rispetto a quello utilizzato nei suoi confronti?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono scandali pi\u00f9 scandali e scandali meno scandali. Ci sono fatti uguali o comportamenti uguali che vengono giudicati molto diversamente a seconda dei protagonisti. \u00c8 il classico metodo dei due pesi e delle due misure: fa parte dell\u2019armamentario politico. Non si intravedono cambiamenti a questo proposito. \u00c8 il moralismo selettivo: su certi fatti si accendono tutti i riflettori, anche quelli che accecano e che non permettono pi\u00f9 di vedere, e su certi altri fatti si chiude un occhio e talvolta tutti e due. Un esempio? Il cartello dell\u2019asfalto in Ticino, un accordo illegale che ha sottratto ad enti pubblici e a privati decine e decine di milioni di franchi. La Comco aveva usato parole durissime. Qui si son quasi fatte spallucce. Vale sempre l\u2019aforisma di Ernest Renan spesso citato da Indro Montanelli: \u201cNella mia vita ho conosciuto molti furfanti che non erano moralisti, ma non ho mai conosciuto un moralista che non fosse un furfante\u201d. Guardiamo a quello che sta succedendo in Italia: ci sono ampie e solide conferme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Hanno influito di pi\u00f9 i tanti successi politici o l&#8217;amaro epilogo, nella sua carriera &#8220;post-Bellinzona&#8221;?<\/strong><br \/>\nParadossalmente l\u2019epilogo non \u00e8 stato tanto amaro, perch\u00e9 arrivato dopo una campagna senza esclusione di colpi. Per me l\u2019importante \u00e8 sapere di aver fatto il possibile e aver dato agli elettori la possibilit\u00e0 di scegliere. Il bel risultato nel Luganese e nel Mendrisiotto ha confermato che ne valeva la pena. Ho poi sempre rispettato e accettato serenamente la scelta dell\u2019elettorato ticinese. E, fortunatamente, anche il post-Bellinzona \u00e8 stato ed \u00e8 molto positivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Donna in carriera, con importanti successi lavorativi e politici. E mamma.\u00a0Per anni \u00e8 stata il simbolo femminile del Plr. Ma esiste un modello di &#8220;donna di destra&#8221;?<\/strong><\/p>\n<p>Le donne hanno conquistato con molta fatica, sull\u2019arco di qualche secolo, il diritto di scegliere, il diritto di non dover rientrare in un ruolo modello unico. Non vorrei riproporre un modello di donna, n\u00e9 di destra, n\u00e9 di sinistra, n\u00e9 liberale, n\u00e9 conservatrice. Ogni donna ha il suo modo di essere e deve sentirsi libera di portarlo in politica e in quello che fa. Guai se ricominciassimo, da una parte o dall\u2019altra, a ingabbiare le donne in un modello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1998: Marina Masoni diventa presidente del Consiglio di Stato. 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