{"id":3688,"date":"2026-10-01T09:55:15","date_gmt":"2026-10-01T09:55:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/?p=3688"},"modified":"2026-10-01T09:56:49","modified_gmt":"2026-10-01T09:56:49","slug":"bisogna-rifare-i-conti-intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/bisogna-rifare-i-conti-intervista\/","title":{"rendered":"Bisogna rifare i conti (Intervista)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Si sta come d\u2019autunno sugli alberi le foglie\u2026 in attesa che il Governo cantonale sveli il preventivo 2027 e l\u2019aggiornamento del piano finanziario (nel corso del mese di ottobre). Brutti presagi? Non siamo forse abituati alle cifre rosse nei conti del Cantone? S\u00ec certo, \u00e8 un leitmotiv che abbiamo tutti nell\u2019orecchio, ma con l&#8217;accento che, finora, batteva su \u201cmilioni\u201d. Ora, da un orizzonte non troppo lontano, giunge l\u2019eco del\u2026 miliardo. Conviene guardare le cose da vicino. Lo facciamo con qualcuno che di finanze cantonali se ne intende, avendole dirette per 12 anni, Marina Masoni.<\/strong><\/p>\n<p>In un panel organizzato dalla SUPSI lo scorso 4 maggio, Renato Mondada, della Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino, e Samuele Vorpe, ordinario di diritto tributario presso la SUPSI, hanno lanciato un allarme sulle prospettive delle finanze cantonali. Il piano finanziario 2029 prevede un disavanzo ordinario \u2013 ossia al netto di nuovi aggravi \u2013 di oltre 200 milioni. All\u2019orizzonte, si addensano sul nostro erario le seguenti nubi: la riforma del finanziamento delle strutture sanitarie (EFAS): 106-147 milioni l\u2019anno dal 2028; la soppressione del valore locativo: 55 milioni dal 2029; un pacchetto di attese misure federali di risparmio: tra i 10 e i 28 milioni annui; il mancato adeguamento dellaperequazione intercantonale: 9 milioni.<\/p>\n<p>A tali disavanzi (in totale circa 230 milioni l\u2019anno) occorrer\u00e0 aggiungere i costi di applicazione delle due iniziative sulle casse malati approvate dal popolo il 28 settembre 2025. Il Consiglio di Stato ne prevede l\u2019attuazione in due tappe, nel 2027 e nel 2029: a regime, la fattura per il Cantone si aggirer\u00e0 attorno a 140 milioni (altri 40 saranno a carico dei Comuni). Insomma, nel 2029 -ammoniva nel corso dell\u2019evento SUPSI il professor Marco Bernasconi-, qualora stessimo a scrutare il cielo senza procurarci l\u2019ombrello (nuove entrate o tagli alle spese), il nostro disavanzo si avvicinerebbe ai 600 milioni. Siccome poi \u201cun disavanzo strutturale non \u00e8 una buca da riempire una volta: si ripresenta ogni dodici mesi\u201d, c\u2019\u00e8 chi -come la Camera di Commercio cantonale in un comunicato odierno- fa diligentemente i calcoli: \u201cDue anni fanno 1,2 miliardi\u201d [saremmo nel 2030]. \u201cTre anni 1,8 miliardi. Una legislatura intera 2,4 miliardi\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La rimozione del dissesto<\/strong><\/p>\n<p>Marina Masoni fu a capo del Dipartimento delle finanze e dell&#8217;economia dal 1995 al 2007. A fine anni \u201990 il Ticino attraversava un momento di grave crisi, con un tasso di disoccupazione, ad esempio, che nel 1997 toccava il 9,7%, il triplo di quello odierno. Nel corso della sua prima legislatura furono elaborate linee direttive per realizzare un piano di risparmio di 450 milioni di franchi, nel momento in cui muoveva i suoi primi passi l\u2019Universit\u00e0, si varavano gli assegni famigliari integrativi e si attuava una riforma dell\u2019amministrazione.<\/p>\n<p>Masoni, liberale, ha sempre indicato il \u201csegreto\u201d di una certa efficacia governativa nella ricerca del confronto e dell\u2019accordo con il rivale politico Pietro Martinelli, socialista. Aggiungendo, in un\u2019intervista al collega Righinetti sul CdT: \u201cTrovare accordi \u00e8 il mezzo per realizzare progetti e risolvere problemi; oggi, invece, andare d\u2019accordo sembra il fine, l\u2019obiettivo della legislatura\u201d.<\/p>\n<p><em>Signora Masoni, perch\u00e9 gli allarmi sulle prospettive di una voragine nei conti pubblici, allarmi lanciati da esperti, docenti SUPSI come pure da alti funzionari della stessa Amministrazione, sono passati in cavalleria?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 davvero difficile spiegarselo: il dissesto \u00e8 nato negli anni: cresciuto votazione dopo votazione, peggiorato con numerose decisioni, aggravato quasi a ogni bivio. Eppure \u00e8 sempre stato sminuito, direi addirittura rimosso. \u00c8 vero che questa legislatura \u00e8 stata particolarmente difficile, con incidenti e inciampi istituzionali prima quasi trascurabili, poi di importanza sempre crescente, al punto da diventare per finire paralizzanti per il Governo e il Parlamento e offuscanti per l\u2019opinione pubblica. Ma il silenzio sui conti viene da pi\u00f9 lontano: gi\u00e0 nella passata legislatura, gli allarmi lanciati da parlamentari avveduti sono stati ignorati. Forse perch\u00e9 il baratro che si prospettava creava vertigine in chi lo guardava.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le casse malati e il mix salomonico del Governo<\/strong><\/p>\n<p><em>E qui arriva la votazione del 28 settembre 2025, che a noi comuni cittadini \u00e8 parsa una boccata d\u2019ossigeno, mentre per le casse pubbliche\u2026 un colpo di grazia.<\/em><\/p>\n<p>Proprio cos\u00ec. In una situazione gi\u00e0 ampiamente compromessa si \u00e8 finiti per votare sulle iniziative popolari relative ai costi delle casse malati senza nemmeno un tentativo di risposta da parte delle autorit\u00e0 competenti; senza controprogetto e senza la consapevolezza della gravit\u00e0 della situazione finanziaria. In un contesto come questo, era prevedibile e quasi naturale che i cittadini e le cittadine chiamati alle urne finissero per sostenere gli unici provvedimenti che sembravano poter rispondere alle loro gravi e concrete difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><em>Come detto, il Governo cantonale, nel messaggio dello scorso 15 aprile, ha comunicato di voler procedere all\u2019applicazione delle due iniziative sulle casse malati \u201cparallelamente e in maniera proporzionata\u201d, in due tappe. Contestualmente il Consiglio di Stato ha escogitato un mix salomonico di misure di rientro che, per la prima tappa (della seconda ancora non si parla), prevede tagli alla spesa per 25 milioni e aumenti delle entrate per 25 milioni. Quasi una soluzione mediana per non scontentare le due ali politiche\u2026 Una lettura troppo maliziosa?<\/em><\/p>\n<p>Non so se la malizia abbia giocato un ruolo in questo messaggio: a me pare piuttosto un messaggio dettato dallo smarrimento e dall\u2019urgenza. Tagli chi pu\u00f2 e tassi chi pu\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Disavanzi da capogiro<\/strong><\/p>\n<p><em>I risparmi pi\u00f9 consistenti inciderebbero sui contributi al trasporto pubblico(5mio), i contratti di prestazione USI (5mio) e SUPSI (1,3 mio), il settore dei disabili e quello dei rifugiati. Cultura e socialit\u00e0\u2026 Le paiono i punti giusti sui quali sforbiciare?<\/em><\/p>\n<p>Certamente no, ma sarebbe troppo facile criticare le singole misure. Diciamo chesi \u00e8 intervenuti dove sembrava pi\u00f9 facile, con colpi di penna, senza troppo meditare e approfondire. Ma questo \u00e8 anche conseguenza del diniego degli anni precedenti, del rifiuto di accettare l\u2019idea che i conti vanno tenuti sotto controllo costantemente, perch\u00e9 quando sono sfuggiti di mano \u00e8 inevitabile intervenire con il machete, senza tempo per scegliere. Oggi si dovrebbe davvero ripartire con un lavoro da certosini, di approfondimento e di confronto politico anche duro, ma costruttivo. L\u2019Universit\u00e0, per esempio, \u00e8 un settore strategico fondamentale e prioritario, ma lavorando seriamente immagino che si possano trovare margini di risparmio anche l\u00ec. Occorre per\u00f2 un disegno organico, complessivo, con priorit\u00e0 ben chiare: tanto lavoro, tanta fatica, confronto con i tecnici, confronto con i diretti interessati e confronto politico. Le scorciatoie, per finire, non portano da nessuna parte.<\/p>\n<p><em>Potremmo dire che portano all\u2019incubo di una spada di Damocle di 600 milioni di franchi che ci pender\u00e0 sopra la testa a partire dal 2029 e tender\u00e0 poi verosimilmente a ingigantirsi.<\/em><\/p>\n<p>Secondo i dati ufficiali pubblicati in maggio, al pi\u00f9 tardi dal 2029 il Cantone dovr\u00e0 risparmiare 600 milioni di franchi l\u2019anno (ogni anno). Abbiamo gi\u00e0 elementi per presumere che la cifra sar\u00e0 superiore, ma partiamo prudenzialmente da questa. \u00c8 inimmaginabile pensare di porre rimedio a disavanzi di questa portata senza una fatica titanica da parte del Governo, dell\u2019amministrazione e del Parlamento. Ad oggi, sono stati presentati numerosi atti parlamentari con proposte di risparmio, da anni non evasi, evasi sommariamente o addirittura decisi e non applicati: pensiamo per esempio al \u201cdecreto Morisoli\u201d approvato dal Gran Consiglio nel 2021 e dal popolo nel 2022. Dimenticato e ignorato da chi avrebbe dovuto applicarlo. Questi atti e proposte potrebbero essere un buon punto di partenza. In ogni caso occorrer\u00e0 un piano di lavoro con un progetto completo, anche da realizzare a tappe, ma nell\u2019ambito di una strategia chiara.<\/p>\n<p><em>Per rispondere a quali domande?<\/em><\/p>\n<p>Cosa si vuole per il Cantone, per la cittadinanza, a che condizioni. Non si tratta di mettere i conti in ordine per il piacere di averli in ordine, si tratta della capacit\u00e0 di dare risposte ai problemi del Paese. Senza finanze sane e buongoverno non vi possono essere progetti politici. E per finire viene meno anche la fiducia nelle istituzioni, fondamento della nostra Svizzera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riduzione dei dipendenti: demagogia o realismo<\/strong><\/p>\n<p><em>Non sono mancate in tempi recenti le proposte di operare sul versante delle uscite. Per esempio, l\u2019iniziativa popolare &#8220;Stop all&#8217;aumento dei dipendenti cantonali\u201d, lanciata dall\u2019UDC e sostenuta da Lega, Partito liberale e Centro, oltre che da Camera di Commercio e AITI. L\u2019idea -in attesa di essere sottoposta a votazione- ruota attorno a quello che, popolarmente, si suole definire lo\u201csgonfiamento della rana di Bellinzona\u201d, fissando un numero massimo di dipendenti cantonali all\u20191,3 % della popolazione residente in Ticino. Purademagogia? Lei, che conosce bene la macchina dello Stato cantonale, cosa ne pensa?<\/em><\/p>\n<p>Certo che se lo si definisce \u201csgonfiare la rana\u201d pu\u00f2 sembrare demagogia. Ma il contenimento del numero degli impiegati dello stato non \u00e8 demagogia. Al contrario. \u00c8 una parte molto importante del lavoro di legittimazione delle istituzioni. Il numero degli impiegati, che sembra quasi sfuggito di mano in questi ultimi anni, ha contribuito alla disaffezione e alla disillusione di molti cittadini e cittadine. Ogni persona, ogni famiglia, ogni azienda che deve affrontare un nuovo compito o una nuova spesa deve fare scelte di priorit\u00e0 e ridimensionare altre attivit\u00e0. Non pu\u00f2 semplicemente aggiungere e cumulare attivit\u00e0 e spese senza pensare che le energie hanno comunque un limite. Cos\u00ec deve fare lo Stato e deve fare l\u2019amministrazione.<\/p>\n<p><em>Tuttavia lo Stato, si suole dire, non \u00e8 una famiglia.<\/em><\/p>\n<p>Si sente spesso questa obiezione, ma lo Stato \u00e8 finanziato con le energie e i soldi delle famiglie e deve tenerne conto. Aggiungiamo che oggi la tanto temuta e spesso vituperata digitalizzazione permette risparmi di unit\u00e0 di lavoro in molti ambiti: unit\u00e0 che potrebbero essere dedicate ad altre funzioni ritenute prioritarie, nell\u2019ambito dell\u2019attivit\u00e0 dello Stato. L\u2019iniziativa non chiede e non richiede licenziamenti. Nel Cantone vi sono attualmente circa 230-250 partenze spontanee ogni anno (per pensionamento o dimissioni): \u00e8 sufficiente rivalutare regolarmente le necessit\u00e0 ed eventualmente riallocare le unit\u00e0. Certo, questo richiede molto impegno, visione di lungo termine, flessibilit\u00e0 tra uffici e dipartimenti; certo, \u00e8 pi\u00f9 semplice sostituire automaticamente i partenti ed assumere nuovi collaboratori ove richiesti, ma a lungo andare questo non \u00e8 sostenibile. Il Governo rappresenta la legittimazione democratica dell\u2019amministrazione: come tale porta la responsabilit\u00e0 della sua efficienza, della sua capacit\u00e0 di rispondere alle esigenze della cittadinanza, del suo rispetto della e dalla cittadinanza. Lo strumento del controllo del numero dei dipendenti pubblici \u00e8 essenziale anche da questo punto di vista. E, a medio termine, permette di evitare tagli improvvisati, drastici e dolorosi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nuove entrate, tra speranze ed espedienti<\/strong><\/p>\n<p><em>Tornando al messaggio del Consiglio di Stato, quanto alle misure ideate per aumentare le entrate -di 25 milioni- i nostri governanti pensano a unsupplemento straordinario (qui l\u2019aggettivo conta) dell\u2019aliquota massima dell\u2019imposta cantonale sulla sostanza, tra il 2,5 e il 3 per mille. In chiaro: l\u2019aumento impositivo toccher\u00e0 circa 9mila contribuenti con patrimoni superiori a 1,38 milioni. Un ritocco che frutterebbe 10 milioni l\u2019anno alle finanze cantonali e che dovrebbe svanire dopo il 2029. Altra leva: un aumento delle tasse \u201csui trapassi immobiliari a titolo oneroso\u201d, per 5 milioni di franchi di gettito extra. Le sembrano proposte adeguate? Se non fosse il caso, perch\u00e9?<\/em><\/p>\n<p>A me sembrano pi\u00f9 che altro espedienti per rinviare le decisioni di fondo, nel frattempo continuando forse a sperare che qualcosa vada meglio di quanto oggi si prevede (con sopravvenienze fiscali o grazie a utili astronomici della Banca Nazionale). Come ha ben detto la Camera di Commercio: fin qui si \u00e8 affrontata la situazione muovendosi su due binari: la speranza e l\u2019espediente. Le misure qui citate fanno parte della seconda categoria.<\/p>\n<p><em>Senza entrare ora nel ginepraio delle stime immobiliari (ci torneremo in un\u2019altra occasione), i fautori dell\u2019iniziativa \u201cdel 10%\u201d suggerivano altri due ritocchi fiscali: quello di un aumento generalizzato del coefficiente d\u2019imposta cantonale (+10 punti percentuali) e quello dell\u2019imposizione di un\u2019aliquota sulla sostanza (fino a una massima del 3,5 per mille; per la serie \u201cgi\u00e0 che ci siamo\u2026\u201d). Cosa ne dice? Lei vede altre modalit\u00e0 di intervento per accrescere il gettito fiscale?<\/em><\/p>\n<p>A me pare che in questi anni le possibilit\u00e0 di aumento del gettito fiscale siano state ampiamente sfruttate, sia a livello di leggi e regolamenti, sia a livello di prassi. Inoltre, aumenti dell\u2019ordine di quello necessario per coprire il disavanzo preannunciato per il 2029 non sarebbero del 10%, ma del 37% per tutti i contribuenti, secondo i calcoli ufficiali. Non occorre essere n\u00e9 liberisti, n\u00e9 liberali, per rendersi conto che sarebbero del tutto insostenibili. Il Canton Ticino \u00e8 gi\u00e0 oggi agli ultimi posti nella classifica della competitivit\u00e0 fiscale intercantonale; ne vediamo gi\u00e0 le conseguenze, e non tarderemo a toccarne con mano di pi\u00f9 gravi. Occorre mettersi al lavoro adesso per costruire un piano di risanamento davvero sostenibile. I lavori dureranno anni? \u00c8 probabile: quindi si deve iniziare oggi pomeriggio.<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/ilfederalista.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>ilfederalista.ch<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sta come d\u2019autunno sugli alberi le foglie\u2026 in attesa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3690,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3688"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3688"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3688\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3692,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3688\/revisions\/3692"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3690"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3688"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3688"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.marinamasoni.ch\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3688"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}