Quanto pagherebbe oggi per le imposte una famiglia classica (marito, moglie, due figli), con reddito medio (40mila franchi di imponibile), se non fossero stati attuati gli sgravi fiscali? Per l’imposta cantonale e quella comunale pagherebbe 4’400 franchi annui in cifra tonda, considerando un Comune con moltiplicatore dell’85%. Grazie alla diminuzione delle imposte realizzata con i diversi pacchetti di sgravi, oggi paga in realtà 1’700 franchi. Con gli sgravi fiscali, il reddito disponibile di questa famiglia è aumentato di 2’700 franchi, cioè 225 franchi al mese.

Troppo poco? Si doveva fare di più? Certo, sarebbe auspicabile lasciare più reddito ai cittadini, perché ciò che lo Stato incassa con il prelievo delle imposte non sono risorse dell’ente pubblico, ma dei cittadini che lavorano e conseguono un reddito e di coloro che, dopo aver lavorato tutta una vita, sono in pensione. L’aumento del reddito disponibile determinato dalla politica di sgravi fiscali è comunque non trascurabile: quasi 3000 franchi in più liberamente disponibili nel budget familiare sono molto utili alle famiglie del ceto medio.

Togliere meno soldi ai cittadini con le imposte e quindi lasciare più reddito a chi ne è titolare è stato l’obiettivo della politica fiscale proposta e attuata dal Dipartimento delle finanze e dell’economia a partire dal 1997, anno in cui è entrato in vigore il primo pacchetto di sgravi fiscali. Una politica condotta passo dopo passo, con misure mirate, che hanno privilegiato le famiglie con figli, ma che sono state rivolte, seppure in misura più contenuta, anche ai pensionati e alle persone singole attive. Una politica che è stata largamente appoggiata dalla popolazione, come ha confermato la votazione popolare del 6 febbraio 2000, che aveva anzi sollecitato Governo e Parlamento a fare più sgravi di quanti ne fossero stati fatti fino ad allora. Il terzo e quarto pacchetto di diminuzione delle imposte attuati dopo quella votazione hanno pertanto dato seguito, con ragionevolezza, alla volontà espressa dalla grande maggioranza dei votanti.
Con questa politica sono state lasciate ai cittadini, in gran parte ai contribuenti con redditi medi, diverse decine di milioni di franchi. Senza sgravi fiscali, queste risorse sarebbero state incamerate dallo Stato, impoverendo soprattutto il ceto medio. Chi si è opposto, in tutti questi anni, alla politica fiscale proposta dal DFE voleva e vuole questo.

Al di là del fatto che gli oppositori, per coerenza, avrebbero dovuto lanciare il referendum, v’è da chiedersi se le risorse dei cittadini sarebbero state utilizzate meglio. Qui si entra nel campo delle opinioni. Come ministro delle finanze e dell’economia ritengo che i cittadini sappiano fare da soli le scelte più adeguate, meglio dello Stato, cioè dei ministri, dei deputati e dei funzionari. Le riforme fiscali realizzate negli anni scorsi sono quindi state anche riforme di libertà: la libertà del cittadino di disporre liberamente – e in misura maggiore – del reddito del proprio lavoro.

Marina Masoni